Sul piano dell’ecodesign sono state prodotte molteplici proposte, da quelle più estetizzanti, riguardanti la progettazione di nuovi oggetti e accessori sensibili al tema e vicini al look ambientale, a quelle che puntano sulla razionalizzazione dei materiali e all’immissione in circolo degli scarti, come quelli tessili o legnosi.
Il primo incontro ha affrontato il tema di design per eccellenza: la seduta. Abbiamo declinato il concetto del sedersi a una situazione operativa, escludendo i momenti di riposo in cui normalmente si utilizza una seduta con schienale. Lo sgabello, quindi, ci ha permesso di ragionare sul concetto di sedersi ma mantenendo una postura più protesa all’azione, al fare. Come pretesto per poter fare un’analisi e partire da alcuni punti fermi, in materia di “elementi di progettazione”, si sono approfonditi i temi dell’antropometria, della scelta dei materiali, fino ad arrivare ai concetti di recupero, di ciclo di vita del prodotto, di integrazione di scarti per soddisfare precise funzioni individuate dalla scomposizione delle parti dell’oggetto analizzato. Scendendo nei particolari tecnici, si è approcciato all’analisi tipologica dell’oggetto, si sono tradotte le parti in un grafo, si sono analizzati i giunti tra componenti e le tecniche per poterli realizzare.
Durante queste fasi, i partecipanti hanno avanzato ipotesi che permettessero o di ovviare a dei problemi esistenti, o a rivoluzionare le modalità per soddisfare delle funzioni; sono emersi i due filoni fondamentali del progettare, dati da soluzioni a valle e da soluzioni a monte, del problema. I partecipanti più tecnici, propensi a ingegnerizzare, a riprogettare tenendo a mente le migliorie da operare, procedono verso un green che è efficientamento. Non sempre ci riescono, spesso trovano soluzioni che complicano. Poi ci sono i partecipanti rivoluzionari, che rimischiano volentieri le carte in cerca di una soluzione che parta da nuovi presupposti, che suscitano cambi di paradigma. Anche in questo caso, non sempre le proposte sono vincenti, soprattutto perché ci si pone obiettivi ben più pretenziosi dei primi. Però, in chiave di brainstorming, ossia di stimolazione del gruppo di lavoro verso la creatività, i loro interventi sono benvoluti, perché danno una visione diversa delle cose. Condividere le opinioni, includere il parere di tutti, evitare di essere negativi o di giudicare negativamente le proposte altrui, aiuta a sviluppare nuove suggestioni, divisive o condivise che siano. Un dibattito critico, acceso ma rispettoso dell’opinione di tutti, è l’incipit per creare un clima di innovazione. Non c’è settore che abbia più bisogno di innovazione di quello del design. E se si parla di ecodesign, significa che l’obiettivo non sarà “solo” quello di soddisfare le necessità dell’utente persona, bensì dovremo tenere presente anche l’utente Natura. Ecco che un discorso più generalista, che accosta il design a termini come moda, styling, tendenza, si sposta su un ambito progettuale più profondo, che tratta di complessità, di sistemica, di economia circolare.
Valorizzare gli scarti di potatura
Un caso esemplare riguarda la valorizzazione dello scarto di una filiera distante dal mondo del design: agisce sullo smaltimento degli scarti di potatura, tema annoso in questo momento storico, nel settore agrario. Si sono elaborate possibili strategie per venire in contro a quei produttori agricoli che non possono più bruciare in loco le potature; ingenti quantità di legno e fogliame che con l’adeguamento energetico e ambientale delle modalità di riscaldamento, non alimentano più alcune filiere, divenendo uno scarto difficile da assorbire. Per elaborare nuove idee, che potrebbero valorizzare questo materiale biologico, si è agito su diverse leve, da quelle afferenti allo stesso settore di competenza a quelle del design di prodotto e di servizio. Rimanendo nello stesso ambito, gli scarti si potrebbero trasformare in compost; per funzionare la proposta necessiterebbe di essere sostenuta da un sistema di noleggio di attrezzature, che permettono di sminuzzare le potature e farle biodegradare più velocemente. Se parliamo di strategie di marketing, si è ipotizzato di creare delle iniziative legate al settore del turismo esperienziale, quali residenze d’artista o meeting di giovani designer e artisti, per produrre in loco oggetti e gadget frazionando ad arte rami e snodi di legno; queste azioni possono ampliare l’offerta delle imprese che oggi fanno reddito sostanzialmente con la sola trasformazione agroalimentare. L’approfondimento delle competenze tradizionali ha portato a immaginare anche altri scenari, in ambito architettonico/ingegneristico, in cui ad esempio l’impiego di rami di scarto e terra cruda può creare sistemi diffusi di captazione d’acqua; muretti che aumentano la ritenzione idrica dell’acqua piovana portando alla riduzione della pratica irrigua.
Progetto realizzato con il contributo della Camera di Commercio di Rieti-Viterbo e della Camera di Commercio di Roma - Bando competitività delle imprese e sviluppo economico del territorio - Anni 2024/2025
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